Perché nell’era dell’intelligenza artificiale la formazione è più importante che mai
«a che serve ancora una formazione? Ce lo può insegnare l’ia.» sentiamo questa frase sempre più spesso. E non è del tutto sbagliata. L’intelligenza artificiale è ormai parte integrante della quotidianità lavorativa. Riassume informazioni sui prodotti in pochi secondi, crea piani di apprendimento, risponde alle domande a qualsiasi ora e porta idee nuove quando ci si blocca.
Chi oggi rinuncia all’ia perde il passo. Ma chi crede che possa sostituire l’apprendimento condiviso perde qualcos’altro.
Cosa l’ia sa fare meglio
In formation4you usiamo l’ia anche noi, e volentieri. Ci aiuta a strutturare i contenuti, ad adattare le formazioni ai diversi mercati, a seguire i progressi dei partecipanti e a occuparci delle ripetizioni. Non si stanca mai e non dimentica nulla. Per l’impalcatura di una formazione è un’ottima alleata.
Cosa nessuno schermo può trasmettere
Un colloquio di vendita o un colloquio tra un quadro e un collaboratore, però, non si svolge su uno schermo. Avviene tra persone, con incertezze, emozioni, pause e domande inattese. Ed è proprio questo che non si impara leggendo un testo o ricevendo dall’ia il riassunto di un testo.
A ciò si aggiunge un’evoluzione che osserviamo in molti gruppi di lavoro. La comunicazione diventa sempre più digitale, breve e scritta. Le generazioni più giovani, in particolare, sono cresciute con i messaggi, non con le conversazioni. Saper parlare liberamente, ascoltare e andare incontro all’interlocutore non è più scontato. Eppure è proprio questo che, nella quotidianità, fa la differenza tra successo e insuccesso.
Il momento in sala
Un esempio tratto da una delle nostre formazioni. Un gruppo di consulenti di vendita, un nuovo veicolo elettrico, tanti dati tecnici. L’atmosfera è riservata, alcuni sembrano scettici. Il nostro formatore mette da parte la documentazione, pone una semplice domanda al gruppo e trasforma la risposta in un gioco di ruolo. Dieci minuti dopo si ride, si discute, si prova. I dati sono rimasti gli stessi. A cambiare è il modo in cui i partecipanti li vivono.
È questo che fa una formazione: presenza, improvvisazione e la capacità di andare incontro alle persone là dove si trovano. Chi si sente a proprio agio osa di più. E chi osa vende con convinzione.
Il meglio di due mondi
Per noi, quindi, la domanda non è: uomo o macchina? Bensì:
Chi fa cosa meglio?
L’ia costruisce l’impalcatura. Prepara, struttura, accompagna tra una formazione e l’altra e tiene traccia di quanto già raggiunto. L’essere umano ci mette la vita: fiducia, entusiasmo e incontri autentici.
Così restiamo al passo con la tecnologia, senza perdere ciò che sta al cuore dell’apprendimento: lo scambio tra le persone.